Matteo Motta

Il mio impegno per l'Europa

Vorrei portare in Europa la mia esperienza maturata a livello locale come Sindaco per incrementare l'occupazione e la salvaguardia dell'ambiente.

Futuro occupazionale nelle energie rinnovabili e nell'ambiente

La mia esperienza da amministratore locale, legata all'cologia e allo sviluppo delle energie alternative, ha portato il mio comune ad ottenere l'86% di raccolta differenziata dei rifiuti.

In qualità di Presidente dell’Assemblea dei Sindaci di un importante consorzio di smaltimento riufiuti della provincia di Milano ho potuto dare nuovo impulso a questa tematica.

Da ingegnere iscritto all'albo, ho progettato personalmente e gratuitamente la scuola green del mio comune, un edificio NZEB (ad energia quasi zero) che si alimenta di sole e di energia geotermica, e ad oggi non deve più approvvigionarsi di gas, né di altri combustibili fossili.

Credo fortemente che la riduzione delle emissioni di CO2 siano un obiettivo da perseguire con tenacia perchè i cambiamenti climatici ed il dissesto idrogeologico costano vite e consumano risorse economiche importanti.

Bisogna credere nel fotovoltaico, nel geotermico, nell’eolico e nelle tante forme di nuove energie rinnovabili che stanno emergendo e ciò non solo nell’ottica di migliorare la qualità della vita ma anche per creare nuovo sviluppo economico e nuovi posti di lavoro per i nostri giovani.

E' dunque possibile investire in un'economia circolare per creare nuovi posti di lavoro e salvaguardare l'ambiente e la salute delle genenerazioni attuali e future.

La sfida del futuro è lasciare ai nostri figli un’Europa più pulita e sana a livello climatico ma dando a loro anche delle sicure occupazioni lavorative.


Difesa del Made in Italy

Dobbiamo avere la consapevolezza che in tutto il mondo l’Italia è sinonimo di qualità. Per questo dobbiamo  tutelare l’eccellenza delle nostre produzioni sui mercati mondiali, ovvero difendere il nostro Made in Italy che spesso risente di una concorrenza scorretta da parte di competitori internazionali.

Chiediamo di difendere di più i nostri produttori e le nostre tante eccellenze nazionali attraverso

  • una corretta etichettatura dei nostri prodotti;
  • la difesa dei marchi;
  • l'incremento di politiche in grado di combattere contro le pratiche commerciali sleali.

Vogliamo inoltre un'agricoltura moderna e di qualità.

Per questo ci opponiamo ai tagli indiscriminati alla politica agricola comunitaria e chiediamo che i nostri operatori siano adeguatamente remunerati e messi nelle condizioni di competere sui mercati globali potendo proporre al meglio le loro eccellenze. Analoghe misure devono essere realizzate per il settore della pesca.

La formazione

Le sfide del futuro richiedono persone sempre più preparate e formate.

E’ importante dare impulso ad iniziative di formazione, in particolare per i nostri giovani, corredati da progetti di livello europeo di scambio ed interconnessione culturale. Nella vita sono anche insegnante di scuola secondaria superiore e conosco molto bene quanto sia importante saper lavorare in team ed in contesti internazionali.

Molti dei fondi europei dovrebbero essere veicolati sul nostro territorio per la formazione dei nostri giovani che si apprestano ad entrare nel mondo del lavoro.


Il Parlamento Europeo

Cosa non ha fatto?

Il Parlamento Europeo è stato poco incisivo in materia di politica estera e fiscale soprattutto nei confronti dei grandi Paesi come la Cina e gli Stati Uniti e non ha saputo governare il fenomeno dell'immigrazione clandestina, ne assumere un ruolo da protagonista nello sviluppo dell'economia circolare. Su grandi temi internazionali come l’ISIS e la Libia, l’Europa è stata totalmente assente.

Le sfide oggi sono come affrontare i grandi colossi, l'ambiente e i cambiamenti climatici, il lavoro e l'occupazione, i flussi immigratori, la salute e la sicurezza dei nostri cittadini .

L'Europa vede ad EST la Cina, che con la sua politica totalitaria e globale, sta avanzando ed investendo su infrastrutture a livello mondiale non solo in Europa, ma anche in Africa ed India, creando nuove strade, nuovi aeroporti, nuovi porti. L'espansione della Cina nel mercato europeo deve essere controllata.

A SUD abbiamo il grande continente della disperazione, che ogni giorno ci minaccia per l’avvento di nuovi clandestini, con la popolazione che sta aumentando di numero in modo esponenziale, senza che ci siano adeguati interventi di crescita dei mezzi di sostentamento,  occupazione e formazione nei loro paesi.

A OVEST abbiamo gli stati uniti, America first, che hanno dichiarato di non aver più intenzione di venirci sempre in soccorso. 

L’Italia non può affrontare da sola questa sfida, perché è un paese troppo piccolo.  E' fondamentale l’apporto di tutta l’Europa, Russia inclusa, per poter pensare ad una politica estera comune, unendo le forze per poter contare a livello internazionale.

Mi piacerebbe un esercito comune per ridurre i costi di gestione e per poter intervenire nei casi dovuti  e comunque  per essere un deterrente a nuove guerre e un baluardo di sicurezza per tutti.

Sul piano fiscale sarebbe opportuno  cercare di arrivare ad una politica fiscale comune, ma forse è ancora presto!

Cosa ha fatto?

In positivo dico che l’Europa è sempre stata garante della pace, essendo stata fondata alla fine della seconda guerra mondiale, su valori cristiani, dal nostro De Gasperi, Schuman e Adenauer proprio a questo scopo.

Al di là del cambio sfavorevole tra lira ed euro, che fu un errore del governo Prodi, bisogna salvare il lavoro fatto nell'aver costruito una moneta forte e stabile, nell'aver mantenuto bassi i tassi di interesse e nell'aver reso quasi stabile (seppur in aumento) l’enorme debito pubblico italiano.

Diversamente, con la lira avremmo rischiato di entrare in un circolo distruttivo di inflazione monetaria che ci avrebbe portato con buone probabilità al default.

Salviamo il lavoro dell’italiano Mario Draghi nel gestire una difficile congiuntura internazionale, in particolare intervenendo con il famigerato “quantitative easing” a sostegno delle economie degli stati membri ed in particolare dell’Italia.


L'Italia conta in Europa?

L’Europa attualmente è sotto la guida ed il potere economico principalmente della Germania ed in misura minore della Francia. L’Italia conta poco principalmente per colpa degli ultimi governi, che non hanno avuto l’autorevolezza necessaria per imporre il cambiamento. Il governo uscente, in cambio dello sforamento del 3% della manovra finanziaria, ha promesso di accogliere in modo indiscriminato una moltitudine di immigrati, principalmente clandestini, mettendoci ai margini del continente. Sono addirittura state regalate quote di mare ai francesi, senza una vera motivazione, che ha danneggiato gli interessi dei pescatori liguri.

E' stato invece consentito l’ingresso di nuovi prodotti che hanno fatto concorrenza alle nostre grandi eccellenze: l’olio tunisino, lo zucchero sudamericano, il parmigiano contraffatto, solo per citarne alcune. 

Sul piano della grande distribuzione alimentare sono state effettuate scelte di mercato contro in nostri interessi nazionali: la grande distribuzione alimentare estera, in particolare Francese, in Italia ha limitato di molto la distribuzione dei beni prodotti dalle aziende italiane a beneficio di quelle estere.

Non si è visto insomma la tutela degli interessi nazionali e del Made in Italy.

L’Italia deve poter contare di più ma per farlo si deve affidare a Forza Italia, che fa parte dell’alleanza di maggioranza in Europa, e riportare nuovamente al centro Silvio Berlusconi, l’unico leader italiano che si candida per rimanere là a lavorare. 

Non affidiamo il futuro dell'Italia a politici che hanno sfruttato l’Europa come una passerella per avere vantaggi e ricadute a livello nazionale. Non affidiamo il futuro dell'Italia a politici che spesso non sono stati quasi mai presenti alle sedute del parlamento europeo.  Per questi motivi abbiamo perso autorevolezza in Europa.

Solo oggi ci rendiamo conto di quanto le scelte di Bruxelles condizionino pesantemente le realtà a livello nazionale: pensiamo all’austerity, che ha portato recessione, disoccupazione, crollo dei prestiti e del mercato immobiliare.

Solo oggi stiamo capendo quale sia l’enorme ricaduta delle scelte europee nei confronti degli stati membri:  purtroppo fino ad ora abbiamo dato attenzione quasi solo alle questioni interne, senza renderci conto che il futuro di casa nostra si decide anche a Bruxelles.

Per questo mi sono candidato, per essere presente, per lottare e lavorare per cambiare l'Europa affinchè diventi diventi forte per sostenere l'Italia.


Immigrazione e diritti umani

L’immigrazione non è una colpa ma può essere una opportunità che però va gestita con delle regole ben precise e rigide in uno scenario condiviso tra tutti i Paesi membri.   

Immigrazione: un'opportunità per il Paese

L’Europa ha un discreto tasso di crescita ed in funzione di questo si creano sempre nuove opportunità per tutti.

Il numero di immigrati, che devono essere regolari e non clandestini, va commisurato solo ed esclusivamente alla reale crescita dell’economia. Chi viene qui deve avere una occupazione lavorativa e versare tasse e contributi: è importante quindi che ci siano nuovi investimenti che creano nuova crescita e nuova espansione in un progetto di ecomia sostenibile per l'ambiente.

E' fondamentale quindi acquisire solo nuovi lavoratori che contribuiscano attivamente, anche e soprattutto a livello fiscale e pensionistico, dal momento che i nostri conti vacillano sempre di più.

E' necessario stabilire quote possibili per gestire il fenomeno immigratorio regolare, anno per anno, in ordine alle possibilità di crescita ecnomica a livello europeo, per consentire opportunità lavorative per tutti e a vantaggio di tutti. I porti quindi dovranno essere aperti solo quando necessario, evitando di avere nelle acque nazionali ed internazionali le navi delle ONG. 

Diritti umani

Dal punto di vista dei diritti umani, l’Europa è già a buon punto anche se di deve lavorare maggiormente sul piano dell'integrazione sociale e sull'accoglienza dei flussi immigratori controllati, sul rispetto e sul riconoscimento della parità tra uomo  e donna, sul rispetto della libera professione di culto senza tuttavia dimenticare che l'Europa ha radici cristiane.